Mi rendo perfettamente conto che un libro come “Il sogno di Asimov” potrebbe non rendere forti guadagni. Io non sono Dan Brown con il suo “Codice da Vinci”, o Ken Follet con “I pilastri della terra”, né tanto meno Totti con le sue barzellette. Ma se ritenete che i vostri interessi vi possano portare qualche volta a spezzare il binomio cultura-denaro, allora pubblicate questo libro, solo nel nome della cultura.